Non avreste dovuto saperlo - Sono 53 - Non si dice così - Perché tremi?
FUORI!
Fuori dalla mia mente, ora, subito.
Pensieri ininterrotti. Stringo i denti. La tortura dei miei più piccoli errori. Il collo è teso. Il dolore della cosa più idiota. Le vene pulsano. I sorrisi ironici. Gli occhi bruciano.
FUORI! Fuori ora o mai più, fuori dalla mia vita, dal mio cervello, dal mio cuore, ora!
Non ce la faccio più.
Voglio che tutto questo finisca.
Voglio andar via da questo mondo a me ostile, 'ché se io lo guardo ostile lui mi risponde a specchio, ma se lo guardo bene è come un mostro sotto il letto, e il mio sorriso è ciò di cui si nutre, e ha bisogno di togliermelo ogni volta che è qui.
Io voglio sorridere.
C'è una parte di me che non vuole.
È in maggioranza quella che vuole.
Il dolore sovrasta sempre la gioia.
Il dolore va mantenuto al minimo.
Vorrei essere felice.
Non è ciò che ti ha donato la vita.
Me lo creo con le mie forze.
Fammi conoscere queste forze.
Ogni giorno mi prendono in giro perché tengo alla mia cultura; io non li ascolto e penso a diventare una donna, mentre loro probabilmente non saranno mai adulti.
mercoledì 14 marzo 2012
domenica 11 marzo 2012
Incatenaminquestosogno.
- Qualcosa di buono e forte per me, non ho gusti particolari e per lei...
- Divido il drink con lui.
- Perfetto.
Uno davanti all'altra, accanto a quel bancone, sorrisi imbarazzati e mani ansiose. Cosa aspettavano? Di certo non di essere serviti. La ragazza accennò a dire qualcosa, ma poi con un ampio gesto del braccio tornò alla posizione di prima, scatenando un bianco divertimento sul viso del bell'occhidighiaccio.
- Ecco a voi.
- Grazie.
Beve tutto lui, lei prende la sua mano e ne bacia il palmo, lasciandogli la traccia del rossetto. Poi prende un cubetto di ghiaccio e se lo rigira tra le dita, distratta, incantando quel povero mezzouomo, che non seppe far altro che sgranare gli occhi.
- Andiamo di là?
- Va bene.
Pagò e lasciò la mancia, seguendola di corsa, aprendole la porta che portava all'atrio, dove si persero nel silenzio dopo così tanto tempo di chiasso.
- Finalmente sento qualcosa di pulito.
La guardò stranito, poi capì. Le appoggiò la mano sulla spalla e la guidò verso un divanetto, dove le fece segno di sedersi sulle sue gambe ma lei, ridendo ammaliata, gli si accostò ma per non offenderlo si strinse al suo petto. Non poteva essere ubriaca, non aveva bevuto, e lui nemmeno perché quel drink non bastava. Le toccò una guancia col braccio destro che si era posato attorno a lei e ricominciò a guardarla senza dar cenno di imbarazzo, senza dar motivo o nulla. Non parlava. Ma lei lo amava perché non parlava quanto lei. Aumentò la forza con il quale lo abbracciava, gli soffiò sul collo un bacio. Lui non ce la faceva più, e lo sapeva. Erano lontani da casa. Lui aveva la macchina.
- In macchina hai il condizionatore?
- Sì, anche se non funziona tanto bene... Perché?
- Tu vieni con me.
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