sabato 2 giugno 2012

Ottomilacinquecentotrentasettevoltetua.

Ottomilacinquecentotrentasette volte, per ora, mi son sentita dire "Perché non scrivi?". Bene, eccomi qua.


Mi hanno detto che quando non sai che scrivere devi provare a scrivere dei tuoi problemi. Il mio problema è che non riesco a scrivere. Avete presente quel desiderio così prorompente di buttare sulla carta le tue idee che ti assale all'improvviso e ti obbliga a cercare qualcosa, qualcuno al quale trasmettere ciò che hai bisogno di esprimere? Ecco. Non so da quanto tempo non mi succede. Oddio, ogni tanto quando son triste o arrabbiata scrivo... Due righe. Il mio massimo è questo. Cosa posso fare?
Nulla.
So che in molti consigliano di scrivere lo stesso se si ha un'idea, anche se non si prova quell'irrefrenabile desiderio ma... Diventa quasi noioso, sapete? È terribile. Un po' come quando so che dovrei leggere perché mi fa bene ed ho iniziato almeno cinque libri, ma non ne ho assolutamente voglia e farlo diventa uno sforzo enorme, ed è quasi un dolore fisico quello che provi nel pensare che ciò che stai sentendo dentro di te non lo dovresti sentire. In mille mi ripetono che sono brava, che dovrei scrivere. Sì, sono brava. Questo è il problema. I miei genitori dicono che sono poliedrica. Ma essere poliedrica vuol dire essere brava in tutto, BRAVA. E se io, dentro di me, volessi eccellere in una sola cosa? Mi sputereste in faccia, o voi che non riuscite a dedicarvi ad altro che al vostro mestiere? Probabile. Ma io sono fatta così, cazzo. E questo mi fa sentire in colpa quasi nei confronti di chi crede in me... Chi scommetterebbe su di me. Sapete, il mio sogno più grande non è solo quello di essere una neuropsichiatra infantile. Magari fosse solo quello! La vita non è tanto facile. Io vorrei diventare qualcuno di grande, di importante. Vorrei stare su un palcoscenico e saper cantare in modo perfetto, e non così così. Vorrei stare su quel palcoscenico e recitare senza aver paura di sbagliare, senza impappinarmi, senza tremare per l'emozione, per la paura, la timidezza. Capite? Ma io non sono nessuno, quantomeno non lo sono per tutti, lo sono solo per pochi. E se adesso mi sazia il giudizio delle persone più importanti della mia vita, un giorno - con tutto il mio desiderio di esser importante - come finirà? Impazzirò più di adesso? O mi arrenderò a una mediocre vita? Non so più se voglio solo questo.
Ma non sogno un palcoscenico, forse. Forse sogno di scrivere lunghe storie, di quelle contemporanee sempre più complicate. Romanzi psicologici, magari, non so. Oppure un giallo? Quelli sì che ti fanno innamorare. Ma anche i fantasy sarebbero meravigliosi... Vedete? Eppure ho sempre un'idea che mi rimbomba nella mente: Ogni giorno che passa sembra che tutto diventi sempre più palese, che ogni idea sia sempre più banale, più sentita, più commerciale. Ciò che scrivo non è che il riflesso di un passato non solo mio, ma di mille altri come me. Ed io non diventerò mai una scrittrice, così.

Boom.
Cosa sono io? Sono il riflesso dei miei pensieri, dei miei sogni? O sono io, quella ragazzina appena quindicenne che non sa amare ciò che ha, ed ha desideri più grandi di lei? Quella bambina-nessuno? Quella cacciata da tutti, amata da pochi - molto pochi... Non so. Ed ho paura pure del giudizio degli amici, quello esterno e quello interno. È forse questa, la mia follia?

Nessun commento:

Posta un commento