martedì 28 febbraio 2012

Ma mi basta.






Ed è in certi sguardi che si nasconde l'infinito...








Dai un'ultima occhiata prima di scendere dall'autobus. I tuoi occhi mi colpiscono un istante, ti faccio un cenno della testa a mò di saluto, forse non lo noti e non ricambi. Scendi.


Io lo so che prima o poi mi innamorerò di te, forse ti amo già, ma non voglio. Voglio godermi questa nostra dolce amicizia, fatta di sorrisi e di curiosità pacate. Posso dedicarti solo dieci minuti, venti massimo della mia giornata, eppure lo faccio con una gioia immensa. La tua bellezza sta nella tua semplicità, come nella tua lontananza.
Sei riservato. Molto. Non superi mai una determinata linea di contatto col resto del mondo e questo può far male a chi adora i gesti affettuosi, come me. Ma tu mi capisci. Mi capisci perché una volta mi hai abbracciata, e ti sei fatto abbracciare. Per abbracciarti bisogna chiederti il permesso. Io te l'ho chiesto ed ho aspettato. Poi m'hai presa alla sprovvista. Ho amato ciò che mi hai donato, perché mi son sentita unica
Magari avrai abbracciato tua sorella, tua madre, tuo padre in passato; così come hai abbracciato me però non saprò mai se hai abbracciato qualcun altro. Noi donne siamo delicate, abbiamo bisogno di tenerezza.
Io mi ci perdo nei tuoi occhi grigiazzurri. Ne ho visti tanti nella mia vita, di occhi, ma i tuoi sono il mio mistero più grande. Come psicologa, potrei anche affermare che saresti il mio cliente più complicato. La tua riservatezza è come una gabbia che tutti da fuori vedono d'intralcio, ma che tu adori e decori con i tuoi comportamenti.


Son tua confidente. Non l'avrei mai detto l'anno scorso. A me le cose, a volte, le dici. E questo mi basta. Forse non mi basterà per sempre, ma adesso va bene, e questo tuo modo di essere lo prendo come un gesto d'amore. Un amore diverso, unico, amichevole, fraterno. Non so se sarà mai di più. Ma mi basta.

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